La Basilica

La chiesa è nota sin dall’antichità, dal sinodo di papa Simmaco, (499) come Titulus Damasi. Secondo la tradizione, San Lorenzo in Damaso fu costruita per la prima volta da papa Damaso I nella sua casa verso il 380.

Esiste un distico attribuito a papa Damaso che celebra la costruzione della chiesa:

HAEC DAMASVS TIBI CHRISTE DEVS NOVA TECTA DICAVI
LAVRENTII SAEPTVS MARTYRIS AVXILIO.

Il 3 dicembre 1424 o 1425 Ciriaco d’Ancona, considerato internazionalmente il fondatore in senso generale dell’archeologia[2], scrisse qui primo nucleo dei Commentaria, ospite per quaranta giorni dal suo amico cardinale Condulmer, futuro papa Eugenio IV; nell’opera, considerata fondamentale per la nascita dell’Archeologia, descrisse le ancora magnifiche testimonianze dell’antichità e trascrisse epigrafi[3].

Donato Bramante la modificò sostanzialmente alla fine del XV secolo su ordine del cardinale Raffaele Riario, durante i lavori di restauro del contiguo palazzo della Cancelleria, dandole una nuova forma interna.

Nei primi anni del XIX secolo, sotto la dominazione francese, fu sconsacrata. Nel 1820, dietro indicazione di papa Pio VII, fu restaurata da Giuseppe Valadier, ricevendo l’assetto attuale.

Un ulteriore restauro fu reso necessario dopo un incendio che danneggiò la basilica nel 1944.

La chiesa è costruita su un mitreo romano; scavi sotto il cortile del palazzo della Cancelleria nel 1988 – 1991 hanno rivelato fondazioni (IV e V secolo) della grande basilica fondata da papa Damaso I, una delle più importanti chiese paleocristiane di Roma. Inoltre è stato identificato un cimitero in uso dall’VIII secolo fino a poco prima della costruzione dei palazzo. La chiesa paleocristiana aveva come particolarità una navata trasversale posta dietro l’abside, sicché la basilica appariva circondata da portici.

Interno

Sull’altare maggiore c’è un olio di Federico Zuccari; sotto l’altare ci sono i corpi dei santi Eutichiano e Damaso. A sinistra c’è una statua di sant’Ippolito, copia di quella che si trova ai Museo lateranense.

Vestiboli

Il portale è del Vignola. Nel primo vestibolo c’è la tomba di Alessandro Voltrini, un cubiculario di papa Urbano VIII, opera del Bernini, mentre nel secondo vestibolo c’è una statua di Carlo Borromeo opera di Stefano Maderno (1576-1636). Nel vestibolo, a destra c’è una cappella disegnata da Nicola Salvi, lo scultore di fontana di Trevi, su incarico del cardinale Tommaso Ruffo che ebbe il titolo tra il 1740 ed il 1753. Gli affreschi sono di Corrado Giaquinto; il quadro sull’altare è opera di Sebastiano Conca. Sempre nel vestibolo, a sinistra c’è la cappella del Sacramento, commissionata dal cardinale Pietro Ottoboni ed affrescata con un’allegoria biblica da Andrea Casali.

Cappelle

Giandomenico Navone Nel 1758 progettò e fece eseguire il nuovo altare della cappella del Crocifisso nella chiesa di S. Lorenzo in Damaso

Nella I cappella ci sono i monumenti del principe Camillo Massimo e della moglie, opera rispettivamente di Filippo Gnaccarini (1804-1875) e di Pietro Tenerani (1789 – 1869).
Nella II cappella sempre a destra c’è, tra le altre, la tomba di Pellegrino Rossi, primo ministro del governo costituzionale di Pio IX, ucciso nel 1848, di Pietro Tenerani.
Nella II cappella a sinistra c’è la tomba di Annibal Caro, opera di Giovanni Antonio Dosio
Nella III c’è il sepolcro del cardinale Lodovico Scarampi, patriarca di Aquileia. La tomba è ornata da una statua giacente opera di Paolo Taccone[4].
La cappella interna della sacrestia ospita una Madonna di Nicolò Circignani, detto il Pomarancio e due statue di argento di Ciro Ferri[4].

Nella parete sinistra della cappella del Sacro Cuore di Gesù agonizzante, in un quadro, è ritratto l’architetto Vincenzo De Rossi Re (1834–1888) insieme ad altre persone mentre sottopongono al pontefice Leone XIII gli statuti della Pia Unione del S. Cuore di Gesù Agonizzante fondata nella stessa chiesa nel 1883.


FONTE: articolo dell’Osservatore Romano del 1933